Il nucleare torna al centro della politica energetica italiana. Dopo decenni di stallo, il governo ha impresso una netta accelerazione: l’obiettivo è portare in Parlamento la legge delega sul nucleare entro l’estate 2026, costruendo entro fine anno il quadro normativo necessario a rimettere in moto un settore fermo dalla metà degli anni Ottanta. Parallelamente, sul fronte della ricerca, ENEA ha avviato un programma triennale sulle tecnologie nucleari di nuova generazione. Una svolta che pone interrogativi cruciali sul futuro del mix energetico italiano, sulla sicurezza degli approvvigionamenti e sulle bollette dei cittadini.
Il governo accelera: legge delega in arrivo prima della pausa estiva
In un incontro di 90 minuti a Palazzo Chigi, la presidente del Consiglio e i tre leader della maggioranza hanno concordato di intensificare i lavori sul dossier nucleare. La decisione risponde a una doppia urgenza geopolitica ed economica: da un lato le tensioni nello stretto di Hormuz, che hanno fatto risalire i prezzi dell’energia riaccendendo i timori di nuove crisi sul mercato del gas; dall’altro la necessità strutturale di ridurre la dipendenza energetica dell’Italia dall’estero.
Il governo ha inoltre avanzato a Bruxelles una richiesta di esenzione dalle regole del Patto di stabilità europeo per gli investimenti in campo energetico, segnalando l’intenzione di mobilitare risorse pubbliche significative. Il messaggio politico è inequivocabile: il nucleare non è più un tabù.
Il Piano di Ricerca Nucleare ENEA: mini-reattori e fusione al centro
Sul fronte scientifico e tecnologico, ENEA ha avviato il Programma di Ricerca Nucleare (PRN), un piano triennale finanziato dal Ministero dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica (MASE) e sviluppato in collaborazione con il CNR. Il programma punta su due direttrici tecnologiche principali:
Small Modular Reactor (SMR) I mini-reattori modulari rappresentano la via più rapida verso una produzione nucleare operativa. Più piccoli e meno costosi rispetto alle centrali tradizionali, gli SMR potrebbero entrare in funzione entro il prossimo decennio, offrendo una fonte di energia programmabile e a basse emissioni di CO₂.
Fusione nucleare La fusione resta ancora in fase sperimentale, ma l’Italia può contare su tre laboratori di eccellenza internazionale: il DTT di Frascati, il centro di Brasimone e il consorzio RFX di Padova. Al progetto partecipano anche INFN, ENI, Acciaierie Venete e cinque università. I bandi universitari collegati al programma hanno scadenza il 15 maggio 2026.
Tra i temi trasversali del piano figurano la sicurezza degli impianti e la formazione di nuove competenze tecniche, un aspetto cruciale per un Paese che ha perso continuità generazionale nel settore.
Effetti su bollette e mix energetico: i tempi sono lunghi
Per famiglie e imprese l’impatto concreto del rilancio nucleare non sarà immediato. Anche i reattori modulari richiedono anni di costruzione prima di entrare in esercizio, e nel breve periodo la bolletta elettrica resterà legata all’andamento del gas e del mercato all’ingrosso dell’energia.
La strategia del governo guarda all’orizzonte 2035-2050, in linea con il Piano Nazionale Integrato per l’Energia e il Clima (PNIEC). L’idea di fondo è costruire un mix energetico più stabile e diversificato, in cui il nucleare operi in sinergia con le fonti rinnovabili — sole, vento, idroelettrico — garantendo produzione continua anche nelle ore o nei periodi in cui la generazione rinnovabile è insufficiente.
Sostenibilità e indipendenza energetica: la sfida di lungo periodo
Il rilancio del nucleare si inserisce in un contesto più ampio di transizione energetica e di riduzione delle emissioni climalteranti. In quest’ottica, il nucleare di nuova generazione — in particolare gli SMR e, in prospettiva, la fusione — è considerato da una parte crescente della comunità scientifica internazionale come una componente necessaria per raggiungere gli obiettivi climatici al 2030 e al 2050, senza rinunciare alla sicurezza degli approvvigionamenti.
La partita si gioca su più tavoli: quello industriale, con la ricostruzione di una filiera nazionale; quello della ricerca, con il programma ENEA-CNR; e quello regolatorio europeo, con la richiesta italiana di flessibilità sui vincoli di bilancio per gli investimenti energetici.
Il nucleare in Italia: una storia interrotta
L’Italia fu tra i primi Paesi al mondo a sviluppare centrali nucleari negli anni Sessanta. Dopo il referendum del 1987, sull’onda emotiva del disastro di Chernobyl, il Paese chiuse tutti gli impianti. Un secondo tentativo di rientro nel settore, avviato nel 2009, fu bloccato da un nuovo referendum nel 2011 all’indomani di Fukushima. Il piano attuale rappresenta il terzo tentativo della Repubblica italiana di dotarsi di energia nucleare, stavolta con tecnologie profondamente diverse da quelle del passato.



















