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RigeneraMI vince i Milano NonProfit Awards 2026: il riuso tecnologico premiato nella categoria Ambiente

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Il progetto milanese che “aiuta chi aiuta” riceve il riconoscimento più importante del nonprofit cittadino per il suo impegno contro i rifiuti elettronici


Milano premia chi trasforma i rifiuti tecnologici in opportunità concrete per il territorio. RigeneraMI ha vinto i Milano NonProfit Awards 2026 nella categoria Ambiente, il riconoscimento dedicato alle realtà che operano per il cambiamento sociale a Milano e nella Città Metropolitana.

Un premio che arriva dopo cinque anni di lavoro silenzioso e costante: raccogliere dispositivi elettronici dismessi, rigenerarli e donarli a chi ogni giorno lavora per il bene comune.


Cosa sono i Milano NonProfit Awards

I Milano NonProfit Awards sono il riconoscimento istituzionale dedicato alle organizzazioni del terzo settore che si distinguono per impatto, innovazione e radicamento nel territorio milanese. La categoria Ambiente premia in particolare le realtà impegnate nella riduzione dell’impatto ambientale e nella promozione di modelli di consumo più responsabili e sostenibili.


Cinque anni, 800 dispositivi, 100 realtà supportate

I numeri raccontano un percorso solido. Dal 2019 a oggi, RigeneraMI ha donato oltre 800 dispositivi rigenerati a più di 100 realtà tra associazioni, enti e organizzazioni non profit, a Milano e non solo. Ogni dispositivo recuperato è un doppio risultato: un rifiuto tecnologico in meno e uno strumento in più per chi opera nel sociale.

«Questo riconoscimento appartiene prima di tutto ai volontari di RigeneraMI, senza i quali non saremmo qui oggi», ha dichiarato Gianluca Cocca, fondatore del progetto. «In cinque anni abbiamo donato oltre 800 dispositivi a più di 100 realtà, a Milano e non solo. Il nostro motto era ed è ancora oggi: aiutare chi aiuta».


Il modello: economia circolare al servizio del nonprofit

Il cuore del progetto è semplice quanto efficace: raccogliere computer, tablet e smartphone dismessi da privati e aziende, rimetterli in funzione attraverso il lavoro dei volontari e consegnarli gratuitamente a organizzazioni del terzo settore che non potrebbero permettersi di acquistarli.

Un modello che incrocia tre obiettivi in un unico gesto: ridurre i rifiuti elettronici (RAEE), promuovere il riuso come alternativa concreta al consumo e rafforzare la capacità operativa delle realtà nonprofit milanesi. Economia circolare applicata al sociale, con un impatto misurabile sul territorio.


I ringraziamenti: una rete istituzionale e civica

Il riconoscimento è anche l’occasione per RigeneraMI di ringraziare pubblicamente chi ha sostenuto il progetto fin dall’inizio: il comitato organizzatore dei Milano NonProfit Awards, il Comune di Milano, il Municipio 8, Regione Lombardia, il Rotary Distretto 2041 e il Rotaract Distretto 2041.

Una rete che dimostra come i progetti di impatto reale nascano dall’incontro tra iniziativa civica, volontariato e supporto istituzionale.


I prossimi obiettivi

Il premio non è un punto di arrivo. RigeneraMI continuerà a operare con tre obiettivi chiari: recuperare e rigenerare dispositivi elettronici, ridurre l’impatto ambientale dei rifiuti tecnologici, sostenere associazioni e organizzazioni impegnate ogni giorno per il bene comune.

Milano ha ancora migliaia di dispositivi dismessi nei cassetti di case e uffici. E ha ancora centinaia di realtà nonprofit che lavorano ogni giorno con risorse limitate. RigeneraMI esiste per connettere questi due mondi.


Per maggiori informazioni: www.rigenerami.org

Alperia accelera sulla transizione energetica: produzione 100% rinnovabile e Net Zero al 2040

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Una strategia industriale che mette la sostenibilità al centro

Alperia, uno dei principali gruppi energetici italiani con sede in Alto Adige, consolida la propria visione green puntando su una produzione quasi totalmente rinnovabile e su un obiettivo Net Zero già al 2040. Con un fatturato di 2,57 miliardi di euro, oltre 500mila clienti tra famiglie, imprese e PA e 1.250 dipendenti, il gruppo si conferma un attore chiave della transizione energetica nazionale.

Il direttore generale Luis Amort, intervistato da Adnkronos, sottolinea come la sostenibilità non sia un elemento accessorio, ma la base stessa del piano strategico: “Consolidamento, innovazione e sostenibilità sono i tre pilastri su cui abbiamo costruito la nostra strategia. Contribuiamo alla sicurezza energetica del Paese producendo energia pulita, gestendo reti e garantendo continuità del servizio”.

⚡ Produzione rinnovabile: idroelettrico, eolico e ora anche fotovoltaico

Il cuore del modello Alperia resta l’idroelettrico, con 35 centrali che generano mediamente oltre 4.000 GWh l’anno. Negli ultimi anni il gruppo ha ampliato il mix energetico investendo in parchi eolici e, dal 2024, anche nel fotovoltaico, completando così una filiera interamente orientata alle rinnovabili.

Accanto alla produzione, un ruolo strategico è svolto dalle reti di distribuzione elettrica e gas, infrastrutture regolamentate che garantiscono stabilità e continuità del servizio. Il terzo pilastro è rappresentato dal portafoglio clienti e dai servizi energetici, che trasformano l’energia prodotta in valore concreto per famiglie e imprese.

💶 Investimenti oltre i 200 milioni per impianti, reti e nuovi servizi

Nel 2024 gli investimenti hanno superato i 200 milioni di euro, una soglia che verrà mantenuta anche nei prossimi anni. Le risorse sono destinate principalmente a:

  • revamping degli impianti idroelettrici, per aumentare la produzione senza consumare nuove risorse naturali
  • ammodernamento e digitalizzazione delle reti
  • sviluppo di nuovi servizi energetici, come sistemi di accumulo e soluzioni per l’efficienza
  • espansione della mobilità elettrica, con carte di ricarica, colonnine e wallbox

“Si tratta di investimenti concreti, pensati per rafforzare asset che durano nel tempo”, spiega Amort.

🏡 Un rapporto diretto con il territorio e i clienti

Alperia è oggi presente in tutta Italia, con una rete di agenti e punti vendita in crescita. L’obiettivo è accompagnare cittadini e imprese in un percorso di sostenibilità quotidiana, grazie a un’offerta che va dall’elettrico al gas, dal calore al fotovoltaico domestico, fino alla mobilità elettrica.

Viviamo la transizione giorno per giorno insieme ai nostri clienti”, afferma il direttore generale. “La vicinanza al territorio non è uno slogan, ma un impegno concreto”.

🔍 Una transizione energetica concreta, non ideologica

Per Alperia la transizione non è un concetto astratto, ma un percorso industriale basato su tecnologie mature e affidabili. L’idroelettrico resta il pilastro, affiancato da reti solide e da un sistema sempre più efficiente e flessibile.

La transizione funziona se è sostenibile anche economicamente e se si fonda su infrastrutture capaci di garantire continuità e sicurezza”, conclude Amort.

Forestami a Gessate: nuove piantagioni lungo via Monza

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Prosegue l’impegno di Forestami per l’incremento del capitale naturale nella Città metropolitana di Milano con un nuovo intervento di forestazione urbana a Gessate, lungo via Monza. L’obiettivo è rafforzare la dotazione arborea esistente, migliorare la qualità ambientale e contribuire alla mitigazione degli effetti del cambiamento climatico attraverso l’aumento delle superfici verdi e della biodiversità.

L’intervento, realizzato in collaborazione con la cooperativa La Goccia e sostenuto dalla Fondazione Alia Falck, interessa una superficie complessiva di circa 7.800 metri quadrati e prevede la messa a dimora di 761 piante, di cui 324 alberi e 437 arbusti.

Nella mattinata di venerdì 27 sono stati coinvolti anche i giovanissimi della Scuola dell’Infanzia paritaria Stefano Lattuada: 24 bambini di 5 anni, che frequentano l’ultimo anno, hanno aiutato gli operatori della cooperativa a mettere a dimora le piante forestali, contribuendo a rendere più verde la loro città.

“Coinvolgere target diversi nella piantumazione è cruciale per costruire un senso di comunità e responsabilità condivisa. I bambini, in particolare, imparano l’importanza della sostenibilità e del rispetto per l’ambiente, mentre le aziende possono contribuire attivamente a un futuro migliore, sensibilizzando su tematiche fondamentali” è intervenuta la Sindaca del Comune di Gessate Lucia Mantegazza.

“Per Fondazione Alia Falck investire nel verde urbano significa far crescere al pari capitale naturale e capitale relazionale. Piantare alberi insieme ai bambini è un gesto che semina futuro, speranza e responsabilità. A Gessate non mettiamo a dimora solo nuove piante: coltiviamo uno sguardo di cura verso il pianeta e rafforziamo il senso di comunità che rende i nostri territori più vivi e più uniti” ha dichiarato Riccardo Sorichetti, direttore generale Fondazione Alia Falck.

Le aree di progetto sono localizzate lungo via Monza, asse che dal tessuto residenziale a est attraversa la zona industriale del comune verso ovest, fino al confine con il territorio di Pessano con Bornago. Gli ambiti di intervento sono due: una prima area verde a nord della strada, in prossimità della cascina Casara, dove il progetto prevede la realizzazione di una nuova area boscata, e una seconda area situata a sud di via Monza dove verrà implementata la vegetazione esistente, con l’obiettivo di rafforzare la continuità ecologica e migliorare l’inserimento paesaggistico del contesto produttivo.

Tra le specie arboree previste figurano carpino bianco, rovere, ciliegio, acero campestre e frassino maggiore, affiancate da una componente arbustiva composta da biancospino comune, viburno palla di neve, rosa canina, sanguinella e ligustro. La scelta di specie autoctone e diversificate favorirà la resilienza del nuovo impianto, il supporto alla fauna locale e l’incremento della biodiversità.

L’intervento di Forestami a Gessate si inserisce nella strategia più ampia di creazione di un sistema verde diffuso e multifunzionale, capace di migliorare il paesaggio, aumentare l’ombreggiamento e contribuire al benessere ambientale e alla qualità della vita nei territori dell’area metropolitana milanese.

“La riforestazione urbana è fondamentale per migliorare la qualità della vita nelle nostre città. Gli alberi non solo purificano l’aria, ma offrono anche ombra, riducono il rumore e creano habitat per la fauna” ha dichiarato l’Assessore all’Ambiente del Comune di Gessate Sandro Cristina Reggiani.

Aggiunge l’Assessore Ciro Paparo“La forestazione ha un impatto diretto sulla salute e sul benessere dei cittadini. Gli spazi verdi incoraggiano l’attività fisica e promuovono stili di vita più attivi. Piantare alberi non è solo un gesto ecologico, ma anche un investimento nella salute della nostra comunità”.

Export agroalimentare da record e nuovi stili di vita

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L’export agroalimentare italiano chiude il 2025 con un nuovo massimo storico: quasi 73 miliardi di euro, in crescita del 5% rispetto all’anno precedente. Un risultato che conferma il Made in Italy come uno dei pilastri economici del Paese e come simbolo globale di qualità, sicurezza e cultura alimentare.

Un boom che parla di qualità, identità e sostenibilità

Secondo l’analisi Coldiretti su dati Istat, la crescita dell’export avviene nonostante tensioni geopolitiche, dazi e rallentamenti in alcuni mercati strategici. La Germania resta il primo mercato di destinazione (11,2 miliardi), seguita dalla Francia che supera gli Stati Uniti, frenati dai dazi.

Questo risultato non è solo economico: racconta un cambiamento culturale. Il cibo italiano è sempre più percepito come modello di stile di vita sostenibile, fatto di:

  • filiere corte e tracciabili
  • prodotti freschi e stagionali
  • dieta mediterranea come riferimento globale
  • attenzione crescente a salute, benessere e impatto ambientale

Stili di vita alimentari: perché il mondo sceglie il modello italiano

L’aumento dell’export si intreccia con una trasformazione profonda dei consumi internazionali. I mercati premiano sempre più:

  • prodotti naturali e poco processati
  • etichette trasparenti e origine certificata
  • riduzione degli sprechi e packaging sostenibile
  • alimentazione equilibrata, ricca di vegetali, cereali integrali, olio extravergine

Il Made in Italy risponde perfettamente a queste esigenze, grazie a una tradizione che unisce gusto, salute e sostenibilità. Non a caso, Coldiretti sottolinea come l’obbligo europeo di indicazione dell’origine sarebbe decisivo per valorizzare ulteriormente la qualità italiana e tutelare i consumatori.

Il ruolo della sostenibilità nella crescita dell’export

La spinta verso i 73 miliardi non è solo frutto della reputazione gastronomica, ma anche di un’evoluzione delle filiere:

  • investimenti in energie rinnovabili e riduzione delle emissioni
  • agricoltura di precisione e tecnologie digitali
  • gestione sostenibile delle risorse idriche
  • economia circolare nelle produzioni e nei processi

Questi elementi rendono il cibo italiano competitivo non solo per qualità, ma anche per responsabilità ambientale, un valore sempre più richiesto dai consumatori globali.

Verso i 100 miliardi entro il 2030

Coldiretti indica un obiettivo ambizioso ma realistico: raggiungere 100 miliardi di export entro il 2030, a condizione di intervenire su trasparenza, logistica e infrastrutture, che oggi pesano per 9 miliardi l’anno.

Il potenziale è enorme: la domanda internazionale di prodotti sostenibili, salutari e di alta qualità è in crescita costante, e il modello alimentare italiano è perfettamente posizionato per guidare questa transizione.

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ESG come leva di sviluppo

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Manageritalia Puglia riunisce manager, imprese e università: “La sostenibilità non è più un’opzione, ma una leva di sviluppo”

Si è svolto  a Bari, negli spazi di Deloitte NextHub, l’incontro “Idee, progettualità e responsabilità manageriale per lo sviluppo dei territori”, promosso da Manageritalia Puglia. Un appuntamento che ha riunito manager, imprese, università e istituzioni per discutere del ruolo strategico del management nella transizione sostenibile, con un focus specifico sui temi ESG (Environmental, Social, Governance).

Puglia sopra la media nazionale: il 68% delle imprese investe in sostenibilità

Secondo le elaborazioni Banca Ifis su dati Format Research, la Puglia si conferma tra le regioni più dinamiche sul fronte della sostenibilità: il 68% delle imprese ha già investito o investirà in progetti ESG entro il 2026, contro una media nazionale del 62%. Le priorità riguardano:

  • energie rinnovabili
  • riduzione e gestione dei rifiuti
  • efficientamento energetico

Un dato che evidenzia un ecosistema imprenditoriale sempre più orientato alla competitività responsabile.

Istituzioni presenti: “Premialità nei bandi per chi investe in sostenibilità”

La vicinanza delle istituzioni è stata testimoniata dagli interventi degli assessori del Comune di Bari Elda Perlino (Transizione ecologica e Clima) e Diego De Marzo (Bilancio e Fiscalità), oltre alla presenza della Regione Puglia con l’assessore Francesco Paolicelli.

Proprio Paolicelli ha sottolineato l’importanza di un approccio sistemico:

“La Puglia è tra le regioni che fanno di più in termini di sostenibilità. Possiamo prevedere premialità nei bandi per le aziende che investono in sostenibilità. E serve puntare anche alla sostenibilità sociale”.

Manageritalia: “Sostenibilità e managerialità sono un binomio strategico”

Ad aprire i lavori, i saluti di Domenico Fortunato, presidente Manageritalia Puglia, Calabria e Basilicata, e di Simone Pizzoglio, vicepresidente Manageritalia. Fortunato ha ribadito come la sostenibilità sia ormai un fattore competitivo imprescindibile:

“La sostenibilità e la responsabilità sociale non sono più un’opzione, ma una condizione per il futuro dei territori e delle imprese. La Puglia possiede energie e competenze capaci di guidare la transizione verso modelli di sviluppo responsabili. Fare rete tra manager, imprese, università e istituzioni è essenziale per trasformare i principi ESG in azioni concrete e misurabili”.

Il caso OVS: innovazione, circolarità e nuove opportunità per il territorio

Durante l’evento è stato presentato il progetto “OVS Innovazione & Sostenibilità”, un centro multifunzione che integra:

  • un polo di innovazione tecnologica sviluppato con il Politecnico di Bari
  • un impianto avanzato per il ricondizionamento dei capi in ottica di economia circolare

Un modello che rafforza il posizionamento ESG di OVS e genera nuove opportunità economiche e occupazionali per il territorio pugliese.

Accademia e imprese: “La sostenibilità non si fa da soli, serve un ecosistema”

La tavola rotonda conclusiva ha visto il contributo di rappresentanti del mondo accademico e imprenditoriale, tra cui Andrea Venturelli (Università del Salento), Grazia Dicuonzo (Università di Bari), Teresa Caradonna (Confindustria Bari/Bat), Giuseppe Milici (Deloitte) e Allegra Fortunato (Tecno International).

Venturelli ha evidenziato la necessità di un approccio collaborativo:

“La sostenibilità non la si fa da soli, ma facendo sistema. Serve una filiera di attori – imprese, PMI, manager, investitori, istituzioni, università – che condividano visioni e governance”.

Caradonna ha ampliato il perimetro del concetto di sostenibilità:

“Non riguarda solo l’ambiente, ma modelli organizzativi, processi decisionali, persone, territorio e sistema finanziario. È un requisito di competitività”.

Una leva strategica per il Mezzogiorno

Dal confronto è emersa una visione chiara: la sostenibilità non è più un adempimento normativo, ma una leva strategica per:

  • aumentare la competitività delle imprese
  • attrarre investimenti
  • generare valore per le comunità
  • rafforzare la coesione territoriale

L’iniziativa si inserisce nel percorso di Manageritalia Puglia, Calabria e Basilicata volto a consolidare il ruolo del management come attore chiave nei processi di innovazione e sviluppo sostenibile nel Mezzogiorno.

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Urban Food Policy: come cibo e città guidano la sostenibilità globale e la cooperazione internazionale

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Negli ultimi vent’anni la relazione tra cibo e città è diventata uno dei temi centrali del dibattito internazionale sulla sostenibilità. Dal 2000 in poi, e con particolare intensità negli ultimi 15 anni, istituzioni globali come WHO, FAO e UNDP, insieme a una vasta comunità tecnico‑scientifica, hanno contribuito a sviluppare un nuovo approccio: le Urban Food Policy, politiche urbane del cibo che integrano agricoltura, trasformazione, logistica, distribuzione, consumo e gestione dei rifiuti in un’unica visione sistemica.

Queste politiche stanno trasformando il modo in cui le città affrontano i temi dell’alimentazione, della sicurezza alimentare e della sostenibilità, rendendo gli spazi urbani attori centrali nella transizione ecologica.

 

Le Urban Food Policy: un nuovo modello per città più resilienti e sostenibili

Le Urban Food Policy nascono dall’esigenza di considerare il cibo non solo come un prodotto agricolo, ma come un sistema complesso che coinvolge:

  • produzione agricola urbana e periurbana
  • trasformazione e filiere corte
  • logistica e distribuzione sostenibile
  • accesso equo al cibo
  • riduzione degli sprechi
  • educazione alimentare
  • gestione dei rifiuti organici

Questo approccio sistemico permette alle città di sviluppare politiche innovative capaci di migliorare la qualità della vita, ridurre l’impatto ambientale e rafforzare la resilienza dei territori.

 

La Cooperazione italiana e il ruolo delle città nella sicurezza alimentare

La Cooperazione italiana allo sviluppo, attraverso l’Ufficio Sviluppo Rurale – Sicurezza Alimentare, sta integrando sempre più la dimensione urbana nei progetti dedicati alla sicurezza alimentare nei Paesi partner. L’obiettivo è valorizzare il ruolo delle città come motori di innovazione e inclusione.

Le iniziative coinvolgono diversi Paesi, tra cui:

  • Mozambico
  • Cuba
  • Burkina Faso
  • Colombia

In questi contesti, la collaborazione con le Autorità locali è fondamentale per sviluppare sistemi alimentari urbani più equi, sostenibili e resilienti.

 

Sicurezza alimentare e sviluppo urbano: una sfida sempre più urgente

Gli obiettivi della Cooperazione italiana si allineano con quelli della comunità internazionale: porre fine alla fame, garantire sicurezza alimentare, migliorare la nutrizione e promuovere un’agricoltura sostenibile. Obiettivi che, nelle aree urbane e periurbane, assumono un’importanza crescente per tre motivi principali:

  • la popolazione urbana mondiale è in costante aumento
  • le città sono sempre più vulnerabili agli effetti della crisi climatica
  • i sistemi alimentari urbani influenzano direttamente salute, economia e ambiente

Integrare la dimensione urbana nelle politiche alimentari significa quindi costruire città più inclusive, più sane e più sostenibili.

 

Perché il cibo è una leva strategica per la sostenibilità urbana

Il cibo è un elemento trasversale che incrocia ambiente, salute, economia e coesione sociale. Le Urban Food Policy permettono alle città di:

  • ridurre le emissioni legate alla filiera alimentare
  • promuovere produzioni locali e filiere corte
  • migliorare l’accesso al cibo sano e di qualità
  • creare nuove opportunità economiche e occupazionali
  • rafforzare la resilienza urbana di fronte alle crisi

È un cambio di paradigma che trasforma il cibo in una politica pubblica strategica, capace di orientare lo sviluppo urbano verso modelli più sostenibili.

 

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  • sicurezza alimentare urbana
  • cooperazione internazionale sostenibile
  • FAO WHO UNDP
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  • sistemi alimentari urbani
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  • sviluppo urbano e cibo

 

 

Il Bosco delle Querce di Seveso e Meda (Monza) è patrimonio europeo

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Il Bosco delle Querce di Seveso e Meda, in provincia di Monza e Brianza, è stato ufficialmente riconosciuto dalla Commissione europea come sito meritevole del Marchio del Patrimonio Europeo, il prestigioso riconoscimento assegnato ai luoghi che hanno avuto un ruolo significativo nella storia, nella cultura e nel processo di integrazione dell’Unione europea. La cerimonia ufficiale si terrà a Bruxelles il 22 aprile 2026.

Il parco diventa così il primo sito in Lombardia a ottenere il Marchio e il sesto in Italia, entrando nella rete europea dei luoghi simbolo della memoria, dell’identità civile e della cittadinanza attiva.

 

Un riconoscimento che nasce dalla storia e guarda al futuro

La decisione della Commissione europea arriva sulla base delle valutazioni del panel indipendente di esperti incaricato di esaminare le candidature presentate dagli Stati membri. Il Bosco delle Querce è stato scelto per il suo valore simbolico, educativo e ambientale: un luogo nato dalla più grave catastrofe industriale italiana del Novecento, l’incidente dell’Icmesa del 10 luglio 1976, e trasformato in un parco di oltre 42 ettari dedicato alla memoria, alla sostenibilità e alla formazione civica.

 

Le parole del presidente Fontana: “Da una tragedia, una nuova coscienza ambientale”

Il presidente della Regione Lombardia, Attilio Fontana, ha sottolineato come il riconoscimento arrivi nell’anno del cinquantesimo anniversario del disastro di Seveso, ricordando il valore simbolico del parco:

  • il Bosco delle Querce rappresenta la rinascita di un territorio devastato dalla nube tossica del 1976
  • l’incidente ha generato una nuova consapevolezza ambientale, che ha influenzato le politiche regionali
  • la Lombardia ha integrato la sostenibilità nel proprio Programma Regionale di Sviluppo (PRSS)

Fontana ha ricordato come la tutela del territorio sia oggi un pilastro dell’azione regionale.

 

Caruso: “Un luogo che custodisce memoria, educazione e partecipazione civica”

L’assessore regionale alla Cultura, Francesca Caruso, ha evidenziato il valore culturale del Bosco delle Querce:

  • è un simbolo di rinascita ambientale
  • è un luogo che trasmette la memoria alle nuove generazioni
  • è uno spazio di educazione e consapevolezza civica
  • rafforza il ruolo della Lombardia nello scenario europeo

Per Caruso, il Marchio europeo rappresenta un’opportunità per promuovere conoscenza, dialogo e partecipazione.

Comazzi: “Un esempio virtuoso di rigenerazione ambientale”

L’assessore al Territorio e Sistemi Verdi, Gianluca Comazzi, ha ricordato come il Bosco delle Querce sia il risultato di un lungo lavoro di bonifica e riforestazione:

  • un’area segnata da un evento drammatico è diventata un patrimonio naturale sicuro e fruibile
  • il riconoscimento valorizza il lavoro di istituzioni e tecnici
  • la Regione continuerà a investire in prevenzione dei rischi ambientali e sviluppo sostenibile

 

Un luogo che ha cambiato l’Europa: le Direttive Seveso

Il disastro del 1976 ha avuto un impatto determinante anche sul piano europeo, portando alla nascita delle Direttive Seveso, le normative comunitarie sulla sicurezza industriale. Nelle motivazioni del riconoscimento, il panel europeo ha sottolineato:

  • il valore educativo del sito
  • l’innovatività del percorso di risanamento
  • il contributo alla diffusione di una cultura della prevenzione, della sostenibilità e della responsabilità civile

Verso il cinquantesimo anniversario del disastro

Regione Lombardia, insieme ai Comuni di Seveso, Meda e agli enti territoriali, sta preparando un programma di iniziative commemorative che culminerà il 10 luglio 2026, con eventi tra Milano, Seveso e Bruxelles. Un percorso che unirà memoria, educazione ambientale e riflessione sul futuro.

  • Bosco delle Querce Seveso
  • Marchio del Patrimonio Europeo
  • Seveso 1976
  • rigenerazione ambientale Lombardia
  • Direttive Seveso
  • sostenibilità Lombardia
  • memoria ambientale europea
  • disastro Icmesa
  • parchi sostenibili Lombardia
  • Meda e Seveso patrimonio europeo

 

Consumi elettrici a Milano : gennaio 2026 segna un nuovo cambio di passo

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Consumi elettrici in aumento: gennaio 2026 segna un nuovo cambio di passo

Il 2026 si apre con un segnale netto: l’Italia consuma più elettricità. A gennaio la domanda nazionale ha raggiunto 26,8 miliardi di kWh, registrando un +2,2% rispetto allo stesso mese del 2025. Anche depurando il dato dagli effetti di calendario e temperatura, la crescita resta positiva (+1,5%).
Un incremento che coinvolge famiglie, servizi e imprese, e che si inserisce in un contesto energetico in continua evoluzione, regolato dalle dinamiche del mercato libero e dalle norme ARERA.

Nord, Centro e Sud: una crescita diffusa ma non uniforme

L’aumento dei consumi non è omogeneo, ma segue la geografia produttiva del Paese:

  • Nord: +2,7%
  • Centro: +2,3%
  • Sud e Isole: +1,2%

Il mese ha contato un giorno lavorativo in più e temperature leggermente più basse (-0,2°C), fattori che contribuiscono a spiegare l’aumento della domanda. In inverno, infatti, il sistema elettrico deve garantire maggiore flessibilità, soprattutto in presenza di picchi di fabbisogno.

Produzione nazionale in calo: più termoelettrico e più importazioni

La produzione elettrica nazionale netta si è fermata a 22,7 miliardi di kWh, segnando un -5,9% su base annua.
Per coprire la domanda, l’Italia ha aumentato:

  • il ricorso alle centrali termoelettriche,
  • le importazioni di energia, che hanno coperto il 17,7% del fabbisogno.

In pratica, quasi un quinto dell’elettricità consumata è arrivata dall’estero.
Quando il mix si sposta verso fonti più costose o meno stabili, cresce l’attenzione di famiglie e imprese verso la bolletta elettrica e verso la scelta del fornitore più conveniente.

Rinnovabili in calo: un segnale da non sottovalutare

Il dato più critico del mese riguarda le fonti rinnovabili, che complessivamente registrano un -12,7%.
Nel dettaglio:

  • Eolico: -31,5%
  • Idroelettrico: -2,9%
  • Geotermico: -1,8%
  • Fotovoltaico: +19,0%

La quota FER sulla domanda elettrica scende così al 32,2%, contro il 35,5% di gennaio 2025.
Un calo di oltre tre punti percentuali in un solo anno, che conferma quanto la transizione energetica sia ancora vulnerabile alla variabilità climatica e alla stagionalità.

Un mix energetico fragile nei mesi critici

La combinazione di:

  • domanda in crescita,
  • produzione nazionale in calo,
  • rinnovabili meno performanti,
  • maggior ricorso a termoelettrico e importazioni,

disegna un quadro in cui il sistema energetico italiano mostra ancora elementi di fragilità.
La sfida dei prossimi mesi sarà capire se il Paese riuscirà a recuperare terreno con:

  • più rinnovabili,
  • più flessibilità di rete,
  • più stabilità dei prezzi,
  • più accumuli e infrastrutture resilienti.

Transizione energetica: la direzione è chiara, ma serve accelerare

 

IL FUTURO È GREEN : A TREVISO STUDENTI E PROFESSIONISTI DISEGNANO LA ROADMAP SOSTENIBILE

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Trovare soluzioni pratiche a questioni urgenti per preservare la competitività e il benessere collettivo. Questo il focus del convegno promosso dall’Ordine degli Ingegneri di Treviso, dal Rotary Club Treviso e dal Patto Europeo per il Clima, con il patrocinio della Città di Treviso

Le sfide della transizione green, non solo a livello globale ma soprattutto a livello locale, sono state al centro del partecipato doppio convegno “Transizione green – verso una roadmap sostenibile” dedicato all’approfondimento di strategie, strumenti e responsabilità per costruire una roadmap sostenibile per il territorio.

Al mattino, oltre 150 studenti dell’Istituto “Giorgi-Fermi” di Treviso hanno preso parte ai lavori; nel pomeriggio, un centinaio tra ingegneri e cittadini hanno seguito l’iniziativa promossa dal Rotary Club Treviso, dal Patto Europeo per il Clima e dall’Ordine degli Ingegneri di Treviso. Il convegno ha visto anche la collaborazione di Europe Direct Venezia-Veneto e Unioncamere Veneto, con il patrocinio della Città di Treviso e il supporto operativo dell’Associazione Ingegneri della Provincia di Treviso.

I lavori della giornata sono stati introdotti dalla Presidente di Euclipa Luciana Favaro, che ha illustrato il ruolo degli ambasciatori del Patto europeo per il Clima per il raggiungimento degli obiettivi del Green Deals.

Tale tema è stato approfondito dall’ambasciatrice del Patto europeo per il clima Arvea Marieni, che ha sottolineato l’importanza di mettere attorno al tavolo tutti i componenti della società civile (professionisti, aziende, cittadini, studenti e studentesse) per cercare soluzioni pratiche a questioni urgenti. “Giornate come queste permettono di mettere attorno allo stesso tavolo componenti della società civile – professionisti, aziende, cittadini, studenti, studentesse – per cercare soluzioni a problemi vitali ed essenziali per mantenere la competitività dei nostri territori e per conservare un grado di benessere collettivo e di abitabilità dei nostri territori – ha detto l’ambasciatrice Arvea Marieni -. Dobbiamo farlo andando oltre le narrazioni politiche o “politicheggianti” perché questi sono problemi tecnici, scientifici, di gestione del territorio e quindi vanno risolti in modo laico e costruttivo, tenendo conto degli interessi diversi che devono trovare il modo di convivere”.

Le relazioni che hanno visto tra gli esperti anche le ambasciatrici del Patto europeo per il clima Monica SalviaMonica Bernardi hanno fatto il punto sulla crisi climatica in atto e sulle politiche necessarie per invertire il processo, con un focus sulle strategie territoriali, il ruolo delle professioni tecniche e il coinvolgimento delle nuove generazioni nel percorso verso la sostenibilità.

Particolare attenzione è stata dedicata, nella sessione mattutina rivolta agli studenti dell’Istituto Superiore Statale Giorgi – Fermi di Treviso, al tema dell’orientamento. Si è discusso dell’importanza dell’attuale offerta formativa in ambito tecnico e scientifico e delle opportunità professionali emergenti per chi intende investire il proprio futuro nelle competenze legate alla transizione ecologica, dall’ingegneria ambientale all’energia, dalla progettazione sostenibile alla gestione delle risorse.

Nel dibattito finale è stato inoltre rivolto un appello alla cittadinanza e agli studenti affinché si facciano portatori di queste istanze nei confronti della politica, contribuendo a mantenere alta l’attenzione pubblica sul tema e a sollecitare decisioni coerenti con gli obiettivi di sostenibilità.

Olimpiadi 2026, Fontana: un sogno fortemente voluto dalla Lombardia

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Il commento del governatore nell’ultimo giorno dei Giochi

“Grazie a tutti quelli che ci hanno creduto. Il sogno che diventa realtà, come nella più bella delle favole. E poi l’orgoglio di essere il presidente della Regione che, insieme al Veneto, più di ogni altro soggetto istituzionale ha fortemente voluto questo evento. Un evento che ha scritto per sempre la storia del nostro Paese e della nostra Lombardia”. Così il presidente della Regione Lombardia, Attilio Fontana, al termine dei Giochi Olimpici invernali Milano Cortina 2026.

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